Mario Ciola spiega la tecnica usata per le sue opere
Dipinti di Mario Ciola esposti nella mostra Xantos: Lo Spavento e La Rivelazione
Alcuni visitatori hanno chiesto notizie circa la tecnica che ho utilizzato nella realizzazione dei lavori esposti ad Acerenza. Lo trovo giusto e rispondo volentieri, sia perché mi consente di reclamare ciò che considero un merito sia perché mi offre la possibilità di chiarire meglio gli aspetti "poetici".
Molti anni addietro, facendo tesoro delle mie esperienze tipografiche e delle tecniche di stampa in genere, misi a punto un procedimento complesso, ma interessante.
Il seguente. Solitamente parto da una foto, anzi un frammento di foto che, estrapolato dal cotesto, si presti ad ulteriori manipolazioni prospettiche e cromatiche. Da questo, per ingrandimenti e interventi successivi, ricavo un trasparente che mi permetterà di impressionare un telaio serigrafico trattato con una emulsione fotosensibile di bicromato di potassio secondo un vecchio ricettario. Al termine dell’esposizione alla luce, più o meno lunga e intensa, il telaio sarà pronto per ricevere l’inchiostro che dovrò percolare attraverso il retino dello schermo stampante fino al supporto restituendo, in tal modo, l’immagine del trasparente. A questo punto, dopo l’asciugatura, intervengo con dei viraggi localizzati utilizzando spugnette, pennelli Esistono, infatti, sostanze capaci di modificare la colorazione iniziale.
Quindi, completo intervenendo con matite, pennarelli, gessi, cera, soprattutto acrilici che non uso mai in pasta, ma sempre per velature debolissime, sovrapposte e insistite. Et volià, il gioco fatto. Provate anche voi.
Io rubo, insomma. Con la terribile precisione della luce, rubo frammenti di realtà per poterla ricreare. E mi piace che essa continui ad urlare dal fondo e laceri le maglie della manipolazione. E mi piace pensare che essa – la realtà – irriducibilmente autosufficiente, marchi il dualismo Natura-Coscienza.
Alcuni visitatori mi hanno confessato di aver provato un sentimento di inquietudine, quasi una condizione di sospeso strabismo: dove finisce la realtà, dove comincia la finzione? Cos’è l’arte?
Questa poetica mi premeva, più che la qualità intrinseca dei lavori che svaniranno come le foglie.
Il resto, chi se ne frega.
Mario Ciola